Faccio l’albero di Natale e poi pranzo con il sole

Pubblicato il 10/12/2012


La seconda puntata della raccolta dei miei pensieri sparsi su Facebook

Giovedì 6 dicembre

  • A voi che effetto fa un albero di Natale? E che effetto fa invece un albero di Natale senza i regali adagiati sotto, con la carta, il nastro e la coccarda? Ogni anno ritornano. Il mio albero non ha mai avuto regali. O meglio, non ho mai badato ai regali che custodisse sotto. Per me già esso stesso era un regalo. Le luci intermittenti che illuminavano il buio della stanza mi piacevano talmente tanto che mi costringevano a non accendere quelle del lampadario ed eliminare così il buio e il loro effetto. I pomeriggi di dicembre, quelli silenziosi, quelli un po’ solitari, quelli freddi che le mani non si riscaldano mai, portano sempre con sè quelle luci, fioche, deboli, ma che accompagnano le prospettive e le rendono più leggere, più magiche. Non potrei mai passare dicembre senza un albero dentro casa, non potrei mai guardare dalla mia finestra un paesaggio che non si illumini ad intermittenza, come se mi strizzasse l’occhio, come se mi invitasse a viverlo, a stare dentro di esso senza timore, senza esitare.

Venerdì 7 dicembre

  • Nel mio soggiorno, dove ora ho montato il mio notebook da cui sto scrivendo, ci abita il sole. La finestra dà a sud ed entra in perfetta sintonia con esso quando è nel pieno della forma e del calore. Spalanca i vetri ai raggi e li ospita sul tavolo, sulle sedie, dentro le vetrate del mobile in fondo alla stanza spudoratamente, lasciandoli nascondersi finanche tra i vetri scuri delle bottiglie di cognac, Martini e whisky che oramai ammuffiscono (bisognerebbe iniziare a svuotarle!) nel loro piccolo reparto bar. E’ travolgente! Si arrampica sulle mie spalle fino a raggiungere la nuca. Il resto è seduto insieme a me, sulle altre sedie attorno al tavolo. Aspettiamo il pranzo, oggi pranzo con il sole.

Domenica 9 dicembre

  • C’è il vento che agita il mondo, fuori. Gli alberi, l’erba, le corde vuote a cui stendere la biancheria, le antenne sui tetti e il fumo appena fuori dai camini. Le previsioni davano neve, e ogni volta che succede l’umanità diventa sempre un po’ bambina. Desiderosa come la mattina di Natale quando i bimbi si svegliano e corrono via a cercare i regali dell’omone vestito di rosso e con la lunga barbabianca. C’è il cielo grigio e l’aria che puzza di ghiaccio. Ogni tanto cadono sparuti fiocchetti di neve, ma troppo pochi e troppo soli. Forse perciò troppo timidi. E allora spariscono e si concedono di diventare acqua quasi prima di toccare terra. Se guardo all’orizzonte, dentro il verde incontaminato che c’è qui, vedo però la polvere bianca che svolazza, che si staglia nell’aria. Certe volte mi vien da pensare che sia lo zucchero del panettone che stanno preparando lassù, nel mondo bianco e vaporoso, dove dicono la vita, dopo essersi conclusa qui, inizi, e lo faccia per davvero.

Donato Gervasio

(2. continua)

L’immagine di copertina ritrae l’albero di Natale più grande del mondo, realizzato a Gubbio sull’intera montagna che sovrasta il centro del paese. I numeri sono da brivido, così come l’idea, geniale. Visitate il sito!
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